domenica 21 marzo 2010

Mine vaganti, 2010, Ferzan Ozpetek

"Guarda che se ti chiamano il principe del foro non è perché sei bravo in tribunale!"

Questa battuta mi ha fatto ridere, ma per il resto questo film ha confermato le mie aspettative sull'ennesima opera di Ozpetek, caratterizzata dalle solite tematiche: luoghi comuni sui gay, il peso delle convenzioni, i problemi di incomunicabilità con la famiglia, tutto coadiuvato da canzonette messe li a caso (per favore non mischiamo Nina Zilli con Barbra Streisand...).
Tommaso (finalmente vedo Scamarcio limonare con un uomo e non fare il ragazzetto beccio che fa impazzire le ragazzine) vive ormai da anni a Roma e si vive tranquillo la sua omosessualità, lontano dalla famiglia bigotta opprimente.
Ma deve fare ritorno a Lecce, città del sud dove essere ricchioni è una vergogna che distrugge tutta la famiglia: intenzionato a rivelare ai suoi genitori che non intende occuparsi dell'azienda di famiglia per dedicarsi alla scrittura e soprattutto rivelargli la sua omosessualità, Tommaso dovrà fare i conti con la rivelazioni scottanti e alquanto inimmaginabili del fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi).
Troppe frociate, alcune carine (il balletto al mare con le celeberrime Baccara), altre davvero ripetitive e già viste, stereotipate e fastidiose.

mercoledì 17 marzo 2010

Kramer contro Kramer, 1979, Robert Benton


Era da veramente tanto tempo che non mi capitava di accendere la tv e spegnerla dopo un rapidissimo zapping (e provando profondo disgusto).
Oggi è andata diversamente: su Rete 4 infatti è appena finito un film che ogni volta riesce a commuovermi (sono troppo sentimentale): Kramer contro Kramer, con una giovanissima e bellissima Meryl Streep (la adoro, nello stesso anno aveva recitato in Manhattan di Woody Allen) e con il mio amato Dustin Hoffman (ho voglia di rivedere Il Laureato...), nei panni di una coppia in crisi che deve affrontare la separazione e la lotta per la custodia del figlio.
Beh, ho pianto di nuovo, pur essendo almeno la decima volta che vedo questo film.
Il divorzio di Joanna e Ted e le ripercussioni che ha questa situazione sul piccolo Billy mi intristiscono e mi rendono partecipe della storia ogni volta (io parlo spesso con gli attori sullo schermo. So che non mi ascoltano però).
L'impegno di Ted a conciliare la sua vita da papà single e il doppio lavoro, la battaglia legale per l'affidamento, i pianti del piccolo alla notizia che dovrà vivere con la madre, andata via di casa per frustrazione, insomma, strappalacrime quanto basta, ma dolcissimo nei sorrisi di Billy e nell'infinito affetto che il suo papà prova per lui.
Consigliato per pomeriggi freddi con accanto una tazza di Cheerios.

domenica 7 marzo 2010

Pi Greco-Il teorema del delirio, 1998, Darren Aronovsky

"9:22. Nota personale: quando ero piccolo mia madre mi diceva di non guardare fisso il sole, ma una volta, a sei anni, lo feci. Da principio quella luce accecante era insopportabile, ma io non distolsi gli occhi neanche per un momento. A poco a poco la luce iniziò a dissolversi, le mie pupille si ridussero a capocchie di spillo, e riuscì a mettere tutto a fuoco. Per un momento vidi e capii."


Cari amici e lettori del mio blog, perdonate il periodo di assenza, ma ogni tanto anche la Bibi ha cose importanti da fare come ad esempio preparare l'esamone di Storia del Giornalismo (e prendere 30...sciocchezzuole).
Così,dopo una settimana e più senza film, stasera io e Marci ne abbiamo visto uno che definirei, per così dire, leggerino (è ironico, ovviamente, visto che sto male ancora adesso).
Il film in questione si chiama Pi Greco-Il teorema del delirio ed è di Darren Aronovsky, regista che tutti voi conoscerete per il celeberrimo Requiem for a dream (uno di quei film che non riguarderò mai e poi mai più, solo a pensarci mi vengono i brividi) e per The Wrestler (film che ha allontanato definitivamente Mickey Rourke dai miei sogni alla 9 settimane e 1/2).
Ecco, Pi Greco è ansia e follia pura, alimentata dalle inquadrature veloci, scattanti della camera a spalla, dal montaggio rapido e vorticoso che tutti ci ricordiamo anche in Requiem, accompagnato da una colonna sonora che oserei definire quasi ambient-techno (Aphex Twin e i Massive Attack, per citare solo i più conosciuti, ma anche Clint Mansell, che due anni dopo comporrà Lux Aeterna, quella famigerata na na na na na na na na che tutti noi ci divertiamo a canticchiare in momenti di ansia).
Per non parlare della scelta difficile ma non troppo azzardata del bianco e nero, che sottolinea l'alienazione del protagonista, un matematico troppo fragile psichicamente per poter pensare di comprendere il disegno supremo della matematica, il suo avvicinamento e simbiosi con dio e il vortice come risposta di tutto, la spirale universale.
Sono rimasta molto, davvero molto male cinque minuti prima della fine del film, non vorrei che si fosse trattato proprio di una lobotomia domestica. Credo che me lo sognerò stanotte.