lunedì 4 gennaio 2010

Il Dormiglione, 1973, Woody Allen



"Lei ha mai preso una posizione politica seria?"
"Certo! Una volta, da piccolo, per 24 ore rifiutai gli spinaci!"

"Il cervello? Il mio secondo organo preferito!"

"Sai che i topi mi fanno senso...molto più della censura!"

L'ho fatto.
E' stato più forte di me.
Mi ero ripromessa che avrei cercato di non guardare Allen per un po', ma ero con una persona che non aveva mai visto Il Dormiglione ed è stato doveroso regalargli questi 88 minuti di pura genialità. E non mi sembra neanche troppo scorretto parlare qui di questo film, visto che non ne ho discusso nella tesi. In effetti l'avevo solo guardato un paio di volte prima di oggi, ma giuro su Ziggy che l'ho rivisto mentre facevo lo stufato.
E' che ieri da Fabriek ho comprato un libro fotografico su Allen (ebbene si, niente scarpe stavolta) e mi è tornata la voglia.
E' stato fantastico rivedere Diane Keaton nei panni della poetessa Luna.
Oltre che bellissima, io la trovo davvero brava, ma credo che sia tutto merito del rapporto che c'era tra lei e Allen, collaborazione artistica e legame sentimentale, lui sa come renderla fantastica.
Lui è lui, e non c'è che dire. Questa volta veste i panni di Miles Monroe (Allen sceglie sempre nomi brevi e molto comuni per i personaggi che interpreta), che nel 1973 aveva un ristorante vegetariano a Bleeker Street, Il Sedano Allegro, ma che, dopo un'operazione mal riuscita all'ulcera, viene congelato e risvegliato nel 2173, ovvero 200 anni dopo l'ibernazione.
Si risveglia nel parallelo centrale della costellazione americana, che corrisponde agli attuali U.S.A., ora distrutti da una guerra atomica e diventati stato poliziesco in mano a un dittatore. Miles deve riabituarsi alla realtà, sarà difficile (leggi: esilarante) imparare a vivere nel 2173.
Viene risvegliato da due scienziati ribelli perché, in quanto privo di identità, non schedato, può indagare sul misterioso progetto "Aires". Costretto a nascondersi per fuggire alla polizia, si traveste da robot e viene affidato alla poetessa Luna. Scene esilaranti di lui che si finge robot e impazzisce nella cucina di lei ultrateconologica. La parodia della fantascienza è un genere difficilissimo, ma la forza comica di molte trovate, l'irriverenza polemica (contro il potere, la tecnologia, i mass media), l'intelligenza sono, comunque, fuori discussione.
Io l'ho adorato, non c'è dubbio, così pieno di battute su Dio, gli ebrei e il sesso.
Fantastico.

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